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- l'ultimo capitolo -

by Geko

 

MOBB DEEP

Non era mai stato in quel villaggio prima di allora.

Aveva amicizie a Fornost e conosceva abbastanza bene le zone limitrofe, ma non aveva la più pallida idea di come muoversi all’interno di quel paese.

Era arrivato da poco meno di un’ora ed aveva un incarico da portare a termine: cercare una persona e consegnargli una lettera. Non era però riuscito a trovarla nella sua abitazione ed ora si stava recando verso quella che sembrava essere l’unica locanda di quel luogo.

Stava calando la sera e questo era un bene: il buio lo avrebbe aiutato a nascondere i suoi inconfondibili lineamenti elfici.

Entrò nella taverna: un luogo caldo, fumoso e pregno dell’odore di cibo e birra.

I tavoli del locale erano quasi tutti occupati, quindi si recò al bancone ed ordinò da bere.

"Togliti quel cappuccio, amico … non siamo mica in inverno" sbottò il locandiere sbattendogli davanti un boccale di birra.

"Preferisco non farlo" rispose l’elfo "avrei un’informazione da chiederti" proseguì.

"Allora non ci senti, amico" intervenne un altro uomo al suo fianco "il mio amico oste ti ha detto di toglierti il cappuccio !" e così dicendo tentò di allungare una mano nella sua direzione.

L’elfo si scansò agilmente, ma finì direttamente tra le braccia di un energumeno che si trovava alle sue spalle.

"Problemi, amico?" chiese questi in tono poco amichevole e senza scomporsi di un millimetro.

"Veramente, io …" l’elfo fu interrotto dal sopraggiungere di un terzo uomo, notevolmente alto, con lunghi capelli neri legati in una coda, una leggera barba e lo sguardo incredibilmente intenso.

"Perché non la smettete … e lasciate in pace il forestiero?" nonostante parlasse lentamente e senza alzare la voce, il suo tono era forte e deciso.

Nella sala scese il silenzio.

"Prodigy, sei tornato?" chiese l’oste usando un tono insolitamente reverenziale.

"Non ti sfugge nulla, a quanto pare" continuò Prodigy avanzando lentamente "Per quale motivo state infastidendo il forestiero? Forse qualcuno di voi ha dimenticato le buone maniere … o forse il nostro amico oste ha servito qualche boccale di troppo stasera ?"

"Ma no, dai … stavamo solo scherzando. Lo straniero porta il cappuccio nonostante non sia inverno e noi …" provò a giustificarsi l’uomo che aveva tentato di scoprire il volto del forestiero.

"Delk … ancora non ti sei tolto il vizio a quanto pare" lo interruppe Prodigy "diversi anni fa, quando io ed Havoc arrivammo in questo villaggio, hai commesso lo stesso errore. Infastidisti mio cugino con questa storia del cappuccio e … ti ricordi come finì?"

"Si, dannazione! Havoc … tuo cugino … mi ruppe un braccio e mi fece saltare due denti, maledizione a lui!" concluse Delk sbottando in una fragorosa risata e mostrando la sua scarsa dentatura.

"Appunto … e se non vuoi che venga li a terminare l’opera smettila di fare il bifolco e di provocare i forestieri" la voce proveniva dal fondo della sala. Un’imponente figura stava avanzando verso il bancone. Era molto più alto di qualsiasi presente nella sala, aveva la carnagione scura, il viso ornato dal pizzetto e lunghi capelli neri sciolti sulle spalle.

"Ciao Havoc" lo salutò Prodigy

"Salute a te, cugino." Rispose questi "Cosa sta accadendo? Pare che la tranquillità di Mobb Deep sia stata stravolta dall’arrivo di qualcuno" chiese Havoc usando un tono volutamente ironico.

"Ma no, niente …" intervenne l’oste cercando di porre rimedio all’accaduto "stavamo solo chiedendo allo straniero di togliersi il cappuccio … visto che qui in locanda non fa poi così freddo".

"Se vuole tenersi il cappuccio sono affari suoi." proseguì Havoc "e credo di aver indovinato il motivo per il quale il nostro amico non vuole scoprire il suo volto" aggiunse a bassa voce rivolgendosi all’elfo.

"Beh, anche io l’ho capito! Questi bifolchi non distinguerebbero un orco da un nano, figuriamoci se …"

"Usciamo, Prodigy" lo interruppe il cugino "Vieni con noi forestiero?"

"Certamente", rispose questi "stavo proprio cercando voi due".

 

AMBERLE ELLESSENDIL

Qualche giorno dopo …

Cavalcavano ormai da diverse ore e il sole stava quasi per tramontare.

"E così la nostra cara Amberle compie centotrenta anni!" esordì Havoc interrompendo il silenzio che durava ormai da qualche ora.

"Una fanciulla … per i canoni elfici" aggiunse Prodigy.

"Eh già … ed io sono stato incaricato di cercarvi per portarvi il suo personalissimo invito. Ci saranno tutti e la Signora non voleva che mancasse proprio voi due."

"Ma davvero?" chiese Prodigy con aria scettica "Capisco l’invito a mio cugino, che ormai la conosce da moltissimi anni e con cui ha condiviso diverse avventure … ma non vorrai farmi credere che sarebbe rimasta male da una mia probabile assenza?"

"Invece è proprio così. Non ci siamo scordati di quello che tu ed i tuoi uomini avete fatto per noi più di dieci anni fa. Ci aiutaste ad organizzarci e a combattere il nemico durante l’assedio che distrusse quasi completamente il nostro feudo"

"E come scordarlo, accidenti! A momenti ci rimanevo secco durante lo scontro con quell’elfo rinnegato!"

"Se non fosse intervenuto Rad… vabbè, insomma … mi pare di ricordare che se sei ancora vivo lo devi a qualcuno di molto potente … cugino!" lo incalzò Havoc

"Mmm … non ho mai avuto l’occasione di ringraziarlo."

"Comunque io e la mia gente ti siamo molto grati e quindi la tua presenza alla festa è cosa assai gradita."

"Mi hai convinto Elfo, chi altri ci sarà?" domando Prodigy

"Beh … naturalmente i vostri soliti amici, quelli di sempre!"

"Naturalmente" aggiunse Havoc.

"Direi di accamparci, se per voi va bene. Se domani procederemo di buon passo, in serata dovremmo essere al feudo." Propose l’elfo.

"Per me va bene … Havoc?" chiese Prodigy

"Accampiamoci" gli rispose il cugino.

 

LA FESTA

"Havoc … passami il boccale così te lo riempio!" esclamò Maraudja sovrastando con il suo vocione il forte brusio presente nella sala.

"Ehi! Andateci piano voi due  Ne avete già svuotato tre brocche … quel vino arriva direttamente dai vigneti della mia terra … non è mica come quella schifezza che bevete da Omorso!" li rimproverò, non molto seriamente, Amberle.

"Eh già … chi meglio di noi Elfi di Bosco Atro sa trarre il massimo risultato dalla spremitura delle uve?" aggiunse Xaneku Yocir in tono orgoglioso.

"Sentitelo … ma se non saresti neanche in grado di distinguere una vite da un melo!" gli rispose Valadur, il Dunadan, scherzando.

La festa procedeva nel migliore dei modi. Gli invitati si divertivano ed ogni tanto nella sala s’intonava qualche canzone in onore della festeggiata.

L’ingresso di uno degli uomini addetti alla sicurezza dei confini del feudo passò quasi inosservato.

All’occhio vigile ed attento di Elmore il Luminoso, però, non sfuggì il cambiamento d’espressione nel viso di Amberle; quest’ultima stava leggendo una lettera che il messo gli aveva appena consegnato.

Anche Duleiman, il mezz’elfo, sembrava essersi accorto che qualcosa aveva turbato la festeggiata.

"Qualcosa non va?", chiese infine quest’ultimo.

"E’ appena arrivato un messaggero del Re. Ha consegnato questa lettera ad uno dei miei uomini"

"Il Re? Quali nuove, Amberle?" chiese Valandur tornato prontamente serio.

 

IL RE

<<Vediamo se ho capito bene>> chiese Havoc quando gli otto amici furono finalmente soli <<Il Re vi ha chiesto un "favore", per così dire …"

<<Cosa intendi quando dici … "per così dire"?>> lo interruppe bruscamente Valandur.

<<Lo sai cosa intendo … in realtà lui vi da degli ordini, non vi chiede dei favori>>

<<Ehi … non ricominciate voi due>> intervenne spazientita Amberle.

<<D’accordo … dicevo … si insomma il Re vi ha "pregato" di andare a prelevare discretamente un importante delegato del celato regno di Alkaladùne e di portarlo in gran segreto fin da lui a Minas Tirith>> continuò Havoc

<<Esatto>> confermò Duleiman

<<Questo delegato ha urgente bisogno di parlare col Re e quest’ultimo ha pensato bene di assegnargli una scorta che lo protegga fino a Gondor>>

<<Giusto>> rispose Elmore

<<Il delegato attualmente si trova da Eldacar ad Annùminas, vicino il lago Neunial>> continuò Havoc <<ora io mi domando: perché il nostro prode Eldacar non si occupa personalmente della faccenda?>>
<<Perché è un personaggio troppo conosciuto, troppo in vista. E’ il gran Maestro dell’ordine della Croce Ardente e la sua assenza desterebbe troppi sospetti>> gli rispose il dunadan.

<<Se lo dici tu. Ad ogni modo il Re vi ha "pregato" di agire utilizzando la massima segretezza e prudenza. Cosa mai avrà d’importante da dire questo delegato di Alkaladùne al caro Aragorn?>> continuò Havoc.

<<Innanzitutto Lui è l’Alto Re dei Reami Uniti, Elessar Telcontar … e non il "caro" Aragorn>> puntualizzò in tono serio Valandur <<e poi la situazione nelle Terre di Mezzo sta prendendo una butta piega>> concluse in fine.

<<Ah si ? E cosa, di preciso, starebbe accadendo?>> chiese Maraudja in tono interessato

<<Beh, nella lettera si parlava di un’esoterica società segreta: la Volta Nera. A quanto pare gli appartenenti a questa setta vorrebbero vedere la razza Dunadan guidare tutte le altre razze come accadeva nei Tempi Antichi. Vorrebbero ricreare l’antico impero Nùmenòrean e dichiarare guerra ai popoli dell’Est e del Sud.>> precisò il mezz’elfo.

<<Inoltre il Re ha tenuto a precisare che le informazioni relative a questo misterioso ordine sono frammentare perché non è stato possibile infiltrare all’intero alcun suddito fedele alla corona>> concluse il luminoso.

<<Quindi questo rappresentante del sovrano di Alkaladùne ha delle importanti informazioni in merito a tutta questa storia?>> arguì Xaneku Yocir

<<E noi … o meglio "voi" siete stati "pregati" di andarlo a recuperare a casa del buon Eldacar e portarlo a Gondor sano e salvo>> concluse Havoc con un sottile tono d’ironia

<<Vorresti unirti a noi per caso ?>> gli chiese Elmore, usando lo stesso tono.

<<Beh … Annùminas è sulla strada di ritorno per Mobb Deep, o quasi … credo che vi accompagnerò … almeno fino ad un certo punto>> rispose distrattamente Havoc.

<<Si, certo … scommetto la mia casa a Brea che Havoc verrà con voi fino ad Annùminas e poi fino a Gondor … ed io non sarò certo da meno>> disse Maraudja

<<Beh, anche io ho voglia di un po’ di movimento dopo quasi nove anni di "riposo">> s’intromise Xaneku Yocir

<<A dire il vero "voi" non siete stati menzionati nella lettera. Proprio come non sono stato menzionato io. La questione riguarderebbe solamente Amberle, Elmore, Valandur e Duleiman>> precisò Elrik il guaritore.

<<D’accordo, d’accordo … ma non dirmi che avresti il coraggio di mandarli da soli>> gli rispose in tono ironico Maraudja.

<<Fatela finita. Possibile che ogni volta ripetete sempre la stessa sceneggiata? Andremo "tutti" … come al solito. Però vi propongo di passare prima a dare un’occhiata all’ex feudo di Arbeleg. Mi dicono che stanno accadendo cose strane laggiù. Tempo fa ho inviato due miei uomini e … non sono mai tornati. Abbiamo tempo a sufficienza per andare a verificare la situazione e poi dirigerci ad Annùminas. Che ne dite ?>> chiese il dunadan.

<<Dico che si può fare. L’ex feudo di Arbeleg è di strada. Quindi non dovrebbero esserci problemi. Credo sia il caso, però, di procedere con prudenza. Direi di incontrarci tra quattro giorni al Bivio. Nel frattempo ognuno di noi si recherà nelle proprie terre per recuperare un po’ di uomini da portare con noi.>> aggiunse Elmore.

<<Mi sembra saggio>> annuì Valandur

<<Bene …. Andremo tutti a dormire e domani ci metteremo in viaggio allora>> concluse Duleiman.

<<Domattina partirò ed andrò da Rakim a chiedergli in prestito un po’ dei suoi … il Rohirric è un brav’uomo non mi dirà di no.>> intervenne Havoc <<a proposito, Elmore, come si sta comportando il "ragazzo"?>>

<<Direi nel migliori dei modi. Da quando è morto Raekwon non solo si è ritrovato a gestire tutte le sue terre, ma ha organizzato, in più di una circostanza, la difesa di tutti i nostri confini ogni volta che ci siamo dovuti assentare>> gli rispose in tono serio il luminoso.

<<Bene, allora è deciso. Ci vediamo tra quattro giorni al Bivio. Io andrò con Havoc da Rakim>> concluse Valandur.

<<Beh, anch’io>> aggiunse Maraudja

<<Io partirò con Amberle>> disse Xaneku Yocir

<<Ed io anche>> s’intromise Elrik

<<Io pure, il mio feudo è di strada>> precisò Elmore

<<Io partirò domani in mattinata, andrò nella mia terra e vi raggiungerò al bivio fra quattro giorni esatti>> disse, in fine, Duleiman

<<Ed adesso tutti a dormire … si è fatto tardi>> concluse Amberle.

 

QUALCOSA DI STRANO

Era in sella al suo cavallo e stava osservando la strada. Al suo fianco Valandur era immobile e silenzioso anch’egli sul suo destriero. Dietro di loro una quindicina di uomini che Rakim aveva messo ai loro ordini.

<<Stanno arrivando ?>> chiese Maraudja avvicinandosi lentamente.

<<Si, mi sembra di scorgerli>> gli rispose Havoc.

Dopo poco le sagome di Elmore, Elrik, Duleiman, Xaneku Yocir e Amberle comparvero da dietro una curva. Li seguivano un’altra quindicina di uomini.

<<Ben trovati>> li salutò Valandur

<<Salute a voi>> gli rispose Elmore <<tutto tranquillo?>>

<<Si, possiamo andare>> concluse Havoc.

Arrivarono in prossimità del vecchio feudo di Arbeleg nel tardo pomeriggio. La situazione sembrava insolitamente tranquilla. Non si scorgeva nessuno in giro. Solamente qualche vecchio casale abbandonato, campi incolti e tanto silenzio.

Il paesaggio continuò così, deserto e desolato, fino alle mura di cinta del paese.

Gli uomini a cavallo entrarono.

Le strade erano deserte.

Silenzio.

Il rumore degli zoccoli riecheggiava in maniera inquietante.

Arrivarono fino al centro del villaggio dove sorgeva il vecchio palazzo di Arbeleg.

Non si vedeva ne udiva alcunché.

<<Non mi piace … tutto questo è davvero strano>> disse in tono grave Duleiman.

<<Lasciamo i cavalli fuori ed entriamo a piedi>> propose Elmore <<Voi quattro, rimanente con i cavalli tutti gli altri con noi … dentro>> ordinò il noldo agli uomini che li avevano accompagnati.

Una volta all’interno delle mura del palazzo, furono dati gli ordini affinché tutti gli uomini si disponessero nei migliori dei modi. Alcuni vennero mandati ad esplorare le torri, qualcuno venne posto di sentinella sulle mura. Gli otto amici, invece, entrarono all’interno della torre principale.

 

IN TRAPPOLA

"Questo posto è disabitato da molto tempo" osservò Elmore guardandosi intorno.

"La volete sapere una cosa strana?" domandò Amberle che sembrava essersi appena ripresa da un intenso esercizio di concentrazione.

"Cosa?" chiese in tono preoccupato Valandur.

"Non riesco ad avvertire la presenza di alcuna creatura … neanche dei nostri uomini all’esterno"

"Questo posto mi piace sempre meno" puntualizzò Duleiman.

"Direi di proseguire la perlustrazione in fretta in modo da andarcene il prima possibile" propose Xaneku Yocir.

"D’accordo, saliamo" e così dicendo Havoc cominciò a percorrere le scale che portavano al primo piano della torre.

Perlustrarono le stanze di tutti i piani senza trovare nulla di interessante. Di tanto in tanto davano un’occhiata all’esterno, attraverso le finestre, per verificare che tutto fosse in ordine. Gli uomini di guardia non avevano notato nulla di strano, ma non si sentivano tranquilli. C’era qualcosa che gli faceva tenere i sensi all’erta.

Gli otto compagni arrivarono in cima alla torre, all’ultimo piano.

"Cosa diavolo è successo qui dentro?" domando Elrik entrando in una delle numerose stanze.

Nella camera c’erano vistosi segni di lotta, macchie di sangue ormai secco ed una strana sostanza viscida.

"Dividiamoci, controlliamo tutti i locali, prendiamo ciò che ci può sembrare utile e andiamocene più in fretta possibile da questo dannato posto" esclamò Elmore "Ora " concluse.

Il gruppo si divise in fretta ed iniziò la perlustrazione. Molte delle stanze si trovavano nelle stesse condizioni della precedente. C’erano mobili sparpagliati ovunque, segni di colluttazione, vetri rotti, macchie di sangue e di quella viscida e misteriosa sostanza appiccicosa. Trovarono anche il corpo, devastato ed ormai in putrefazione, di un uomo.

Finalmente si ritrovarono tutti ed otto al punto di partenza.

"A quanto pare l’unica cosa di un certo interesse che abbiamo trovato è questa pagina di diario" affermò Duleiman mostrando agli altri un foglio strappato e stropicciato.

"Di cosa parla?" chiese Elrik

"Gli ho dato una rapida occhiata" intervenne Xaneku "Direi che la cosa più importante riguarda alcuni strani esperimenti ed un laboratorio alchemico raggiungibile da un passaggio segreto che si trova nella biblioteca".

"Un attimo, con calma" lo interruppe Elmore "Di cosa stai parlando? Esperimenti, passaggi segreti, laboratori … faresti meglio a leggerci cosa c’è scritto su quella pagina di diario".

"D’accordo … dunque …"

In quell’istante si udirono delle grida provenienti dall’esterno

"Cos’è stato?" domando Havoc precipitandosi alla finestra.

Valandur lo imitò.

"Siamo nei guai !" esclamo il dunedan "I nostri uomini sono attaccati da … da … che creature sono mai quelle?"

"Dannazione Valandur … sono qualcosa di diabolico … guarda con che rapidità e forza si muovono … scendiamo in fretta. Di corsa! Tutti Fuori " esclamò il nùmenòreano nero.

Si precipitarono per le scale. Da fuori giungevano urla e rumori di battaglia. Era evidente che i loro uomini stavano avendo la peggio. Una volta giunti in prossimità del secondo piano Xaneku invitò tutti ad uscire fuori e recarsi verso la biblioteca

Quello che videro, una volta all’esterno, li lasciò senza fiato.

Quasi tutti gli uomini erano stati uccisi; due enormi e mostruose creature di forma umanoide si frapponevano tra loro e l’ingresso alla biblioteca.

Amberle, Duleiman, Elrik impugnarono con estrema rapidità i loro archi scagliando tre frecce. Valandur stava facendo lo stesso con la sua balestra. Elmore aveva sfoderato le sue spade così come Xaneku. Havoc e Maradudja impugnarono i loro spadoni a due mani e si prepararono ad affrontare quegli orrendi avversari.

Alcune frecce ebbero l’effetto di rallentare i movimenti dei due avversari, ma nulla di più. Xaneku con una rapidità che aveva dell’incredibile si portò di fronte ad uno dei due bestioni e con una velocissima sequenza di colpi lo atterrò.

Havoc decise di proseguire verso la porta d’ingresso della biblioteca, credendo che oramai la strada fosse libera. Ma proprio mentre stava per entrare, uno dei due mostri tentò di afferrarlo dal basso. Il potente e preciso colpo di spada del Nùmenòreano pose immediatamente fine alla misera esistenza di quel malvagio essere.

Una volta che tutti riuscirono ad entrare nella biblioteca Elrik pronunciò alcune strane e concitate parole; fece dei rapidi ed incomprensibili gesti con le mani ed improvvisamente un muro di terra comparve di fronte al loro, ostruendo l’ingresso da cui erano appena entrati.

"Ed ora completiamo l’opera" così dicendo il guaritore rimase qualche istante in silenzio, concentrato. Dopodichè ripeté lo stesso rituale di prima. Questa volta, però, comparve un muro di pietra.

"Ora non possono entrare" concluse Elrik in tono stanco ma orgoglioso.

"Non mi abituerò mai alle tue manifestazioni di magia, elfo" disse in tono diffidente Havoc.

"Cos’è questo strano rumore?" chiese Elmore girandosi nella direzione di Xaneku ed Havoc

I due si guardarono e poi abbassarono lo sguardo sulle rispettive armi.

"Il sangue di quelle creature. Ha uno strano colore e sembra stia friggendo" notò Duleiman.

Dopo un po’ lo sfrigolio finì e sulle spade rimase solo una macchia di sporco.

"Dovremo stare attenti a non sporcarci con questa robaccia …. potremmo farci male." Concluse Xaneku con un tono di disgusto.

"Diamo un’occhiata a questa biblioteca." Propose Amberle

La stanza era semicircolare ... o quasi . Al fianco dell’ingresso da cui erano entrati si aprivano altri due corridoi. Ai lati della stanza c’erano due finestre e nella parete opposta a quella da cui erano entrati c’era un cammino.

"Io controllo che da questa finestra non entri nessuno" disse Duleiman affacciandosi ad una delle due aperture.

"Io farò lo stesso con l’altra" gli rispose Havoc.

"Io controllerò questo corridoio" disse Amberle dirigendosi verso uno degli altri due ingressi

"Vengo con te" gli rispose Valandur.

Elrik e Maradudja, fecero lo stesso con l’altro corridoio.

Elmore e Xaneku si misero a dare un’occhiata alla stanza.

Il momento di tranquillità durò pochissimo e il silenzio fu interrotto da alcune esclamazioni:

"Stanno scendendo dal piano superiore" disse Duleiman ritirandosi dalla finestra e preparandosi ad affrontare un eventuale avversario.

"Stanno arrivando anche da questo corridoio" disse Amberle impugnando l’arco e prendendo la mira

"Ed anche da questo" gli fece eco Elrik imitando i movimenti della compagna.

Quello che successe dopo fu molto confuso e caotico. I quattro di guardia ai corridoi scoccarono le frecce e poi si apprestarono a chiudere le porte cercando di bloccarle con alcuni pesanti mobili.

Havoc si avvicinò a Valandur aiutandolo a spostare una pesantissima libreria ed invitando Amberle a controllare che dalla finestra non entrasse nessuno.

Dall’altra parte anche Maraudja ed Elmore stavano cercando di bloccare la porta con alcuni mobili.

Duleiman si stava avvicinando alle scale per vedere se al piano inferiore ci fosse stata una via di fuga.

In quel momento nella stanza irruppero due di quelle mostruose creature. Entrambi entrarono dalla finestra ed una delle due per poco non travolse Amberle. Havoc smise immediatamente di spostare la pesantissima libreria lasciando Valandur ad occuparsene. Si girò di scatto e sguainò il suo spadone a due mani, Gorluin. Di fronte a lui si stagliava una dei due mostri. Duleiman riuscì a scagliargli contro una freccia. Il mostro proruppe in un terrificante urlo di dolore che fu però subito stroncato dal preciso e potente fendente dell’arma del Nùmenoreano. Un istante dopo il corpo dell’avversario giaceva al suolo privo della testa.

Dall’altra parte Elrik e Xaneku avevano ingaggiato un duello con l’altro avversario e dopo qualche attimo di difficoltà riuscirono ad avere la meglio.

 

IL PASSAGGIO SEGRETO

"Ora tutti gli ingressi sono bloccati" disse Maraudja sedendosi a terra visibilmente stanco.

Avevano spostato tutto il mobilio di fronte alle porte e alle finestre in modo da evitare (o perlomeno ritardare) l’eventuale ingresso nella stanza da parte di quelle mostruose creature.

"Dov’è Duleiman ?" chiese Amberle

"E’ sceso ai piani inferiori per dare un’occhiata" disse Xaneku togliendosi l’armatura di cuoio che stava corrodendosi sotto l’effetto dello strano sangue di quelle creature.

"Sembra che dovrai andartene in giro senza protezione, amico mio" gli disse Maraudja

"Non so quale sia la sostanza che scorre nelle vene di quei mostri ma a quanto pare ha un terribile effetto su qualsiasi oggetto; corazze, armi, pelle …" gli rispose l’elfo gettando a terra quel che rimaneva della sua armatura con un evidente gesto di stizza.

Maraudja, Elrik, Havoc, Amberle e Xaneku scesero le scale per raggiungere Duleiman ai piani inferiori. Elmore e Valandur rimasero di guardia nella biblioteca.

Dopo poco Amberle ed Havoc ritornarono.

"Trovato niente?" gli chiese il dunedan

"Al piano di sotto c’è una cucina e a quello ancora più sotto una specie di magazzino" rispose Havoc

"E poi?" domando Elmore

"E poi basta" concluse Amberle. "Niente di niente. Nessuna uscita, nessuna finestra. Duleiman sta controllando se c’è qualche passaggio nascosto o qualcosa di simile."

"In quel diario non si parlava di un passaggio segreto?" domando Havoc

"Si … e se non sbaglio dovrebbe trovarsi proprio qui in biblioteca." Gli rispose Elmore.

"Chiama gli altri e falli salire" disse Valandur.

Quando furono di nuovo tutti insieme Valandur chiese a Xaneku di leggergli il diario.

"Bene, bene, bene … a quanto pare è proprio qui che dobbiamo cercare" disse in tono pensoso Maraudja

"Ed è quello che faremo" gli rispose Elmore

Fu Duleiman ad accorgersi del congegno d’apertura posto vicino al cammino. Lo azionò e dove prima c’erano dei ciocchi di legno bruciacchiati e coperti di fuliggine, si aprì un passaggio verso il basso.

Havoc accese due torce. Ne gettò una di sotto, per verificare la profondità del passaggio, e ne tenne una in mano per illuminare le scale a Duleiman che si stava accingendo a scendere.

 

ORRORE

Percorsero il lungo ed angusto corridoio in fila, uno davanti all’altro.

Nessun rumore, solo un tremendo odore di morte.

Il passaggio terminava a sua volta in un altro corridoio circolare che sembrava costeggiare il periplo di un’enorme stanza rotonda chiusa. Si resero conto di trovarsi alla base di una delle torri del palazzo, al di sotto del livello del terreno. Una robusta e massiccia porta di ferro chiudeva la stanza circolare. Havoc si avvicinò per dare un occhiata, sfiorò con le mani il freddo metallo e … si ritrasse rapidamente.

"Cosa succede?" chiese preoccupato Elmore

"Nulla. Nulla … "

"Duleiman, perché non provi ad esaminare quella porta. Forse riuscirai a trovare un modo per aprirla" chiese Elrik.

"Vediamo cosa posso fare" rispose questi avvicinandosi.

"No! Non toccatela. Quella porta deve rimanere chiusa. Credo sia meglio non disturbare la quiete di questo luogo!" esclamò Havoc frapponendosi tra il mezz’elfo e la porta.

Gli altri lo guardarono incuriositi, ma non discussero.

"D’accordo, allora diamo un’occhiata a questo corridoio circolare … scommetto che troveremo almeno altre tre porte simili a questa." Disse Elmore avviandosi. Havoc lo affiancò, mentre gli altri li seguivano a qualche passo di distanza.

"Questo posto puzza di morte! Avete notato questa strana luminescenza verdognola che proviene dalle pareti della torre?" disse Amberle.

"Non credo provenga dalle pareti. Piuttosto direi che proviene da quella schifosissima sostanza viscida che le ricopre." La corresse Duleiman.

"Hai ragione, mezz’elfo … questo posto mi piace sempre meno!" mormorò in tono cupo Valandur.

Percorsero un quarto della circonferenza della stanza chiusa ed effettivamente trovarono un'altra porta … identica alla precedente.

"Chissà se questa si può aprire" disse Xaneku avvicinandosi.

"Ho detto di non toccare le porte!" esclamò Havoc bloccando immediatamente il compagno.

"Che ti succede, Nùmenòreano? Dobbiamo esaminare questo luogo se vogliamo trovare il modo di uscire sani e salvi!" chiese Elrik incuriosito dallo strano comportamento dell’amico.

"Queste porte … c’è un motivo se sono di metallo e se sono così robuste … c’è un motivo se sono chiuse … c’è qualcosa dentro quella stanza, qualcosa che non deve uscire fuori … lo sento!" rispose in tono preoccupato questi.

"Va bene, d’accordo … ma dobbiamo assolutamente trovare una via che ci conduca all’esterno! Non possiamo tornare sui nostri passi. Quelle creature faranno irruzione nella biblioteca prima o poi … e da li scenderanno le scale che portano quaggiù. Non vorrei trovarmi in trappola!" disse Duleiman.

"Ehi Amberle, guarda lì" disse Elmore indicando un punto sul lato esterno del corridoio "cosa vedi?".

"Sembrerebbe un’apertura. Andiamo a vedere" rispose l’elfa incamminandosi.

"Aspetta! Ferma. Guarda meglio … vedi nulla sul muro poco dopo l’apertura?" la incalzò il noldo

"Si … sembra ci sia uno strano movimento all’interno della parete."

"Muoviamoci con cautela, ma non indugiamo oltre" disse Elrik.

Si avvicinarono all’apertura ed alcuni la oltrepassarono. All’interno si apriva una stanza che sembrava esser una sorta di deposito. Duleiman, Havoc, Xaneku e Maraudja si misero alla ricerca di qualcosa d’interessante. Amberle ed Elrik rimasero nei pressi dell’apertura, tra il corridoio e il magazzino. Valandur ed Elmore oltrepassarono l’apertura avvicinandosi al punto della parete in cui il Luminoso aveva scorto dei movimenti.

All’improvviso Valandur emise un grido di rabbia, sfoderò la spada e cominciò a colpire lo spesso strato di sostanza verdognola che ricopriva le pareti.

"Cosa stai facendo?" chiese Amberle avvicinandosi.

"C’è qualcuno intrappolato li dentro" disse Elmore imitando i movimenti del compagno e tentando di liberare lo sfortunato.

Havoc uscì di corsa dal magazzino per andare a vedere cosa fosse successo nel corridoio. Duleiman sembrava indaffarato ad esaminare qualcosa che aveva trovato.

"Maraudja, Xaneku rompete quante più casse di legno potete ed accatastatele qui fuori, accanto alle pareti del corridoio" disse Elrik rivolgendosi ai due compagni che stavano esaminando il magazzino.

Havoc, nel frattempo, raggiunse i compagni che stavano tentando di aprire un varco in quella viscida sostanza verdognola.

"E’ tutto inutile, non ci riusciremo mai" disse, disperandosi, Valandur.

"C’è una sola cosa che posso fare per questo disgraziato", disse Elmore. Così facendo estrasse il suo lungo pugnale conficcandolo profondamente nel cuore dello sventurato.

"No!" urlò Valandur pieno di rabbia

"Stava soffrendo troppo e noi non potevamo fare nulla per lui" mormorò tristemente il noldo

Havoc oltrepassò velocemente i suoi compagni e cominciò a percorrere il corridoio. Si accorse che erano decine e decine gli uomini intrappolati all’interno delle pareti. Qualcuno era morto, qualcuno era moribondo, pochissimi erano ancora vivi. Molti di loro avevano facce conosciute: gli uomini di Rakim, di Elmore, di Amberle e di Duleiman. Havoc urlò di rabbia e disperazione ed affrettò il passo. Giunse in un punto in cui il corridoio era interrotto da una parete viscida ed appiccicosa. Tornò di corsa sui suoi passi sperando di aver più fortuna cercando dal lato opposto del corridoio.

Valandur ed Elmore si unirono alla sua ricerca.

I tre compagni giunsero fino al punto di partenza, dove si apriva il lungo corridoio che li aveva condotti in quel luogo e dove la prima porta di ferro aveva messo in allarme Havoc. Proseguirono spediti ed arrivarono nel punto opposto a quello in cui si trovavano i loro compagni. Anche li un’apertura sul lato esterno del corridoio dava verso una stanza mentre di fronte c’era la terza porta di ferro. Poco più giù il corridoio era interrotto dallo stesso muro viscido che aveva bloccato Havoc in precedenza.

Come avevano supposto il corridoio era circolare e la disposizione delle porte di ferro simmetrica.

Entrarono nella stanza: era un vecchio laboratorio abbandonato. Non ebbero il tempo di esaminarlo perché un sinistro rumore li mise in guardia:

"Cos’è?" chiese il Nùmenòreano

"La porta di ferro … si sta aprendo" rispose Elmore.

"Fuori di qui! Immediatamente!" tuonò Valandur.

I tre compagni uscirono di corsa dal laboratorio ed effettivamente la pesante porta di ferro si stava aprendo. Corsero a perdifiato e giunsero all’altezza dell’incrocio con l’altro corridoio. Anche lì, la porta di ferro si stava aprendo lentamente e dal lungo corridoio che conduceva alla biblioteca, al piano di sopra, giungevano degli strani rumori di passi strascicati.

"Stanno arrivando" esclamò Havoc "Hanno fatto irruzione nella biblioteca, sono scesi per il passaggio ed ora stanno arrivando!" grido nuovamente il Nùmenòreano.

Continuarono la loro corsa verso il punto dove avevano lasciato i loro compagni.. Notarono che anche quella porta, ormai era quasi completamente aperta. C’era una notevole quantità di legna accatastata addosso alle viscide pareti del corridoio. Oltre il solito tanfo di morte si sentiva il pungente odore del combustibile usato per alimentare le lanterne.

Havoc giunse all’ingresso del magazzino e si girò per dare un’occhiata all’interno della porta di ferro che ormai si era spalancata: dall’interno un’enorme ed informe figura stava avanzando verso il corridoio, seguita da altre figure più piccole. Il Nùmenòreano lanciò la sua torcia in direzione dei mostri e sguainò Gorluin, il suo spadone. Elmore e Valandur giunsero immediatamente dopo.

"Entrate dentro" gridò Amberle "Duleiman ha trovato una via d’uscita".

"Muovetevi, tenterò di chiudere il varco che conduce a questo magazzino" continuò Elrik. I tre compagni che avevano fatto il giro del corridoio entrarono nel magazzino, come ordinatogli dai loro amici.

Immediatamente dalle mani di Amberle si sprigionò una piccola fiamma che cadde a terra ed incendiò il combustibile precedentemente gettato al suolo. L’olio s’infiammò e, seguendo una pista, tracciò una linea di fuoco fino alla catasta di legna appoggiata all’esterno. Immediatamente dopo, Elrik pronunciò delle strane e concitate parole accompagnate da ampi gesti delle braccia. Improvvisamente, un muro di solida pietra si materializzò davanti a loro chiudendo l’ingresso al magazzino.

"Bene. Ora siamo al sicuro. Lo stesso non si può dire per quelle orrende creature li fuori. La legna, impregnata d’olio, starà già prendendo fuoco. Molto probabilmente quella schifosissima sostanza verdognola è infiammabile. Fra qualche minuto la torre sarà completamente in fiamme." Disse Elrik, con aria stanca ma soddisfatta.

"Si, ma dove sono Duleiman e Xaneku? E noi come usciamo da questo magazzino?" chiese Valandur

"Duleiman ha trovato una sorta di montacarichi che conduce all’esterno. Si manovra per mezzo di quella ruota" disse Amberle indicando un punto ove Maraudja stava faticosamente manovrando una ruota metallica.

 

FUORI

Il sole era quasi tramontato e cominciava a far freddo. In sella ai loro cavalli stavano osservando il triste spettacolo. I loro volti erano illuminati di rosso. Le fiamme salivano altissime dal palazzo del loro vecchio amico Arbeleg.

Dei loro uomini se n’erano salvati soltanto due. Oltre i due che erano rimasti fuori di guardia ai cavalli.

Aspettarono che l’intero edificio fosse avviluppato dal fuoco e poi si diressero verso nord, in direzione di Fornost.

Procedevano in silenzio. Dietro di loro un forte boato annunciò la caduta di una torre, o forse di tutto il palazzo.

Fecero tappa al feudo di Valandur.

Dopo cena Havoc, Maraudja e Xaneku fecero un salto ad una locanda vicino al palazzo. Havoc sperava di reperire qualche informazione, di qualsiasi tipo.

L’unica cosa che riuscì ad ottenere, però, fu una fortissima sbronza. All’interno della locanda, infatti, trovò un chiassoso gruppo di simpatici Nani provenienti dalla Montagna Solitaria. Offrì loro un giro di birra ed essi ringraziarono con ampi inchini. Parlarono (e bevvero) a lungo, fino a notte inoltrata.

Havoc si risvegliò in un caldo e comodo letto in una delle stanze del palazzo di Valandur.

Ricordava pochissimo di quello che era accaduto la sera precedente.

Ormai era tardi e furono costretti a rinviare la partenza al giorno seguente.

La sera fu vietato al Nùmenòreano di recarsi di nuovo in taverna e quindi, dopo cena, quest’ultimo si recò fuori intenzionato a passare un’oretta in compagnia del suo unico vizio: l’erba pipa.

Uscì dal palazzo, fece qualche passo e si fermo. Estrasse da un sacchetto di pelle alcuni pizzichi di profumatissimo tabacco. Caricò la sua pipa e l’accese. Riprese a camminare lentamente.

"Non capirò mai questa strana passione di voi umani" una voce familiare interruppe improvvisamente il corso dei suoi pensieri.

"Elmore! Mi hai spaventato, non ti avevo visto." Disse il Nùmenòreano rivolgendosi al compagno seduto a terra. Il noldo stava con la schiena poggiata al tronco di un grosso e vecchio albero e con la testa rivolta verso il cielo.

"Se non voglio esser visto, Havoc, ci riesco molto bene"

"Lo so" rispose il Nùmenòreano andandosi a sedere a fianco al compagno.

"In tutti questi anni ne il buon Valandur ne io siamo riusciti a convincerti a provare il gusto di una bella fumata dopo un lauto pranzo."

"Ne ci riuscirete mai" gli rispose il compagno abbassando lo sguardo verso di lui.

Havoc rimase immobile, colpito. Gli occhi dell’elfo erano incredibilmente profondi e luminosi, il suo sguardo era triste. Rimase in silenzio per qualche istante senza sapere cosa dire. Cercò disperatamente un argomento … uno qualsiasi. Sentiva che se avesse continuato a tacere Elmore avrebbe sicuramente preso la parola per confidargli qualcosa d’importante e di triste … ed Havoc non voleva.

"A quanto pare domani partiremo" riuscì infine a dire, fingendo una forzata disinvoltura e tirando grosse boccate dalla sua pipa "Andremo a nord, fino a Fornost. Cercheremo un po’ di informazioni e poi ci dirigeremo verso Ovest, in direzione..."

"Ovest!" lo interruppe Elmore "Ovest" ripete più piano.

"Elmore, io non credo che …" provò ad intervenire il Nùmenòreano

"Le cose stanno volgendo al termine, Havoc" lo interruppe di nuovo il Luminoso. "Sei stato l’ultimo ad arrivare, amico mio. Ti ricordi quando, tanti anni fa, ti unisti alla nostra compagnia? Era un periodo triste quello. Noi avevamo già compiuto imprese importanti e ci conoscevamo da diverso tempo. In quei giorni un’ombra oscura minacciava la Terra di Mezzo. La Falce dei Valar si era spenta e noi stavamo cercando di contrapporci all'artefice di quella spaventosa situazione. Da pochi giorni il mio grande amico Raekwon era morto, caduto proprio durante una delle missioni finalizzate ad arrestare i piani di Darkan. Ricordo che tu e Rakim arrivaste al feudo di Valandur, proprio qui dove ci troviamo ora. Noi eravamo riuniti per decidere sul da farsi e tu chiedesti di poterti unire al gruppo. Raekwon era un tuo caro amico e volevi vendicarne la morte, proprio come me. Ma i pregiudizi, a volte, prevalgono sulla ragione. Ci volle molto tempo per convincerci e il tuo ingresso nella compagnia fu accolto con sospetto e riluttanza. Fu solo grazie a Rakim se decidemmo di portarti con noi. Lui si fidava ciecamente di te e noi ci fidavamo ciecamente di lui. Un Nùmenòreano Nero all’interno di un gruppo composto esclusivamente da elfi e Dùnedain: non ci fidavamo di te. Devi ammettere che, per chi non ti conosce, il tuo aspetto ispira poca fiducia. Comunque ci sbagliavamo, per fortuna. Ti sei sempre dimostrato un compagno affidabile, coraggioso e leale … a modo tuo. Si può fare affidamento su di te e tu puoi fare affidamento su di noi. Mi ricordo che, alla conclusione di quell’avventura, quando ci trovammo faccia a faccia con Darkan se Alatar in persona non ti avesse fermato ti saresti gettato contro il nemico con la tua spada."

"Certo che lo avrei fatto. Ero pieno di rabbia e l’amico Raekwon chiedeva vendetta!" mormorò a voce bassa il Nùmenòreano immerso nei ricordi.

"E avresti sbagliato … Darkan ti avrebbe annientato! Non dimenticarti cosa ci disse Alatar, in seguito."

"Il vecchio Alatar .. è un conforto sapere che da quest’altra parte del mare c’è rimasto ancora qualcuno come lui"

"Si, ma non per molto. Anche lui, prima o poi, verrà richiamato. Ed infine partirà, prima che l’ultima nave lascerà i Porti Grigi. E credo che quel momento sia vicino, Havoc. Credo che abbia ancora un ultima missione prima di andarsene, proprio come noi …"

"Cosa vuoi dire Elmore?"

"Sento che il momento dell’addio è ormai vicino. E’ da tempo che ci sto pensando. E quando, giorni fa, ho letto quella lettera del Re qualcosa in me si è allertato. Il nome di Alkaladune ha destato in me uno strano sospetto. Sento che questa non sarà la semplice missione che ci è stato chiesto di portare a termine. C’è qualcosa di molto più grande e d’importante sotto."

"Sento che mi stai per rilevare qualcosa, Elmore …"
"Ti dico che forse avrai la tua occasione di vendetta, amico mio … forse a costo della tua stessa vita. E credo che io, alla fine, vi dirò addio: in un modo o nell’altro!".

I due compagni rimasero in silenzio per diversi minuti. Riflettendo su quanto si erano detti e osservando la meravigliosa notte stellata.

"Chissà se anche ad Ovest le stelle sono così belle!" disse con un filo di voce l’elfo.

 

FORNOST

Quel posto era davvero tremendo.

Erano da poco giunti a Fornost: Maraudja ed Havoc erano seduti ad un tavolo in un angolo di una taverna di bassissimo ordine. Tutti gli altri si erano sistemati in una locanda più prestigiosa, poco distante. A dire il vero i due amici si erano recati in quella bettola con l’unico scopo di tenere le orecchie aperte e scoprire qualcosa d’interessante. Avevano intenzione di raggiungere il resto del gruppo dopo cena. L’oste gli portò due porzioni di fagioli e due boccali di birra. Il cibo non era un gran che, ma i due in passato avevano mangiato anche di peggio. Dopo qualche minuto un energumeno si avvicinò al loro tavolo e, rivolgendosi ad Havoc, disse.

"La tua faccia non mi piace!"

"Potrei dire lo stesso" rispose pacatamente il Nùmenòreano

"Questo posto è troppo piccolo per tutti e due" insistette l’altro

"Ed allora esci fuori, visto che sei molto ingombrante"

"Forse non mi sono spiegato, questa è casa mia!" ringhio il primo in tono minaccioso

"Davvero?" chiese con indifferenza Havoc

A quel punto l’energumeno prese il boccale di birra e lo versò all’interno del piatto dove il Nùmenòreano stava mangiando.

"Ah. Se i fagioli ti piacciono conditi in questo modo potevi dirmelo prima. Mangialo pure se vuoi!" disse Havoc porgendo il piatto al provocatore. Quest’ultimo, che stava masticando del tabacco, ci sputò dentro.

A quel punto Maraudja si alzò in piedi. Fino ad allora era rimasto in silenzio a mangiare e bere tranquillamente, sicuro che il suo compagno se la sarebbe cavata.

In un primo momento era intenzionato a rispondere per le rime a quel fastidioso e puzzolente provocatore; aprì, quindi, la bocca, ma non trovando nulla da dire proruppe in un fragoroso rutto in faccia all’energumeno.

Questi perse completamente le staffe e gli si avvento contro. In quell’istante un boccale proveniente dal fondo della sala si schiantò contro la parete dietro il loro tavolo a pochi centimetri dalle loro teste. Havoc si alzò di scatto, prese il suo boccale e lo lanciò nella direzione da cui era arrivato il primo bicchiere. Dopodiché prese una sedia e poggiando la sua schiena contro quella di Maraudja disse:

"Amico mio, dirigiti verso la porta", poi con la coda dell’occhio scorse un ragazzo fuggire via dalla locanda di gran carriera.

"Le cose si stanno mettendo meglio … oppure dannatamente peggio!" disse al compagno.

Buona parte dei presenti nella sala si stavano dirigendo verso di loro. Il Nùmenoreano cominciò a far vorticare la sedia colpendo diversi avversari. Maraudja, a sua volta, si stava difendendo come meglio poteva … ma la situazione era degenerata. Presto si trovarono circondati da una quindicina di avversari e, dopo averne abbattuti un discreto numero, furono costretti a soccombere. Tutto si fece buio intorno a loro e l’unica cosa che riuscirono a sentire, prima di svenire, fu una voce familiare che gridava:

"Fermatevi! Siete circondati"

 

RICORDI

Si svegliò di soprassalto.

Era sudato, pur non sentendo caldo, e aveva le mani strette in pugni.

Dove si trovava?

Quanto tempo era passato?

Confusione …

La rissa nella taverna di Fornost era avvenuta quasi due mesi prima. Ora si trovava nell’Ithilien, nell’accampamento dell’esercito di Gondor.

I suoi compagni erano con lui e alcuni di loro stavano riposando nella sua stessa tenda. Maraudja era uno di questi: il suo fragoroso russare era inconfondibile.

Havoc, ormai completamente ripresosi, si alzò lentamente ed uscì fuori.

Era notte e faceva freddo.

Si avvolse nel suo lungo mantello nero e si avvicinò ad uno dei numerosi fuochi da campo. C’erano alcuni soldati: qualcuno montava la guardia mentre altri, probabilmente, non riuscivano a dormire … proprio come lui.

Si sedette, allungando le gambe verso il piacevole calore di uno dei fuochi.

Vuoi qualcosa di caldo da bere?” gli chiese gentilmente una delle guardie gondoriane che venne immediatamente rimproverata da un suo compagno:

Cosa stai facendo? Dai confidenza ad un infedele?

Il Nùmenòreano lo fissò negli occhi e poi disse, in tono calmo ma deciso:

Se provi un’altra volta a chiamarmi in quel modo, ti assicuro che sarà l’ultima” e poi, rivolgendosi al soldato che gli aveva offerto da bere “ti ringrazio, ma preferisco fumare un po’”.

Accese la sua pipa e, fissando il fuoco, si immerse nei suoi ricordi.

 

ANNUMINAS

Lui e Maraudja erano usciti vivi da quella rissa solo grazie al provvidenziale intervento di Valandùr e degli altri compagni.

Elrik si era occupato, in seguito, di sistemare le loro ferite.

Il giorno seguente avevano cercato di recuperare informazioni utili da uno degli ufficiali dell’esercito di Gondor presenti a Fornost. La persona in questione fu molto cortese e disponibile, ma nonostante questo non riuscirono a strappargli molte notizie. Ritennero importante, però, informarlo sui nefasti eventi che li avevano visti protagonisti al feudo del defunto Arbeleg.

L’indomani lasciarono Fornost e si incamminarono verso Annuminas.

Trascorsero diversi giorni in quella meravigliosa città, sul lago Neunial.

In quel lasso di tempo, mentre aspettavano che il messaggero di Alkaladune arrivasse, rimasero quasi sempre al palazzo di Eldacar aggiornando il padrone di casa sugli ultimi eventi e chiedendo, a loro volta, di essere informati sulle notizie più recenti.

Duleiman ed Amberle parteciparono anche ad un torneo di tiro con l’arco. Il Mezz’elfo fu il più abile di tutti e vinse l’ambito trofeo messo in palio.

In quei giorni vennero a sapere che Gondor era di nuovo in guerra. Minas Morgul, infatti, era di nuovo attiva (se così vogliamo dire) e, temendo che la situazione potesse degenerare, Re Aragorn aveva deciso di intervenire.

O meglio: si mormorava che qualcuno avesse convinto il popolo che l’unico modo di risolvere il problema fosse una guerra aperta. Il Re, quindi, desideroso di non andare contro il volere del popolo si decise a muovere l'esercito (cosa che avrebbe volentieri evitato).

Troppe pressione interne gravavano sulla stabilità di Minas Tirith.

Troppe pressioni sul Re.

Qualcuno lavorava nell’ombra per minare la stabilità di un governo finalmente stabile.

Senza contare quell’esoterica setta segreta … “La volta nera”.

Forse, anzi probabilmente, questi due fatti erano legati tra loro.

Ed ora si era aggiunta anche la questione di Alkaladune … questione assai grave a detta di Eldacar.

Il padrone di casa, comunque, non volle aggiungere altro, rimandando tutto all’arrivo del messaggero.

Era ovvio, comunque, che la particolare situazione di Gondor fosse in qualche modo legata ai problemi che affliggevano Alkaladune.

E finalmente arrivò il fatidico giorno.

 

LA FESTA

La delegazione di Alkaladune fu ricevuta con grandi onori e la sera seguente fu offerto un grandioso ricevimento.

Morwen, una splendida ragazza nonché portavoce del celato regno del nord, promise che la situazione sarebbe stata illustrata il mattino seguente … per quella sera, però, tutti avrebbero dovuto godersi la festa senza pensieri ne preoccupazioni.

Havoc, colpito dal fascino della fanciulla, le rimase accanto per tutta la durata della cena conversando e scherzando (cosa assai insolita per un tipo riservato e silenzioso come lui). Morwen, però, era provata dal lungo viaggio e decise di ritirarsi nella sua stanza.

Più tardi passerò a controllare se hai bisogno di qualcosa” la salutò il Nùmenòreano.

Grazie.” Le rispose lei con un sorriso, prima di sparire velocemente dalla stanza.

Dopo circa un’ora Havoc si allontanò dalla sala dove, a causa dell’alcol e della musica, regnava la confusione più assoluta e si recò verso le stanze da letto.

Attraversò un cortile interno e … s’immobilizzò. Gli sembrava di aver sentito un grido ed un tonfo. Corse il più veloce possibile verso le stanze interne e finalmente arrivò nei pressi della camera di Morwen.

Il Nùmenòreano continuava a sentire dei colpi sordi e delle urli, diede una rapida occhiata in giro ed entrò. Sul pavimento giaceva un uomo, supino … era la guardia del corpo della ragazza: morto!

Un urlo, ancora quei colpi sordi.

Fece qualche passo avanti.

Si trovò improvvisamente di fronte ad un’imponente figura ricoperta da un’armatura di piastre metalliche, un elmo, schinieri, bracciali … e impugnava due enormi spade. Stava energicamente colpendo la porta di una piccola stanza dal cui interno provenivano delle grida: era Morwen che cercava aiuto!

Havoc raggiungeva i due metri d’altezza, ma la creatura che aveva di fronte lo superava di quasi un metro!

Si fece coraggio ed esclamò:

Ehi bestione, cerchi qualcuno?”.

Il suo avversario si girò di scatto e, utilizzando uno stentato Ovestron, gli ringhiò di rimando:

Sparisci … vattene se vuoi continuare a vivere!

Il Nùmenòreano non si scompose:

Io da qui non mi muovo

Il bestione smise di colpire la porta e rivolse la sua attenzione verso Havoc:

Vuoi morire allora?

Un attimo di silenzio.

Beh ... ho ucciso creature più grosse ed intelligenti di te! Anzi … ora che ci penso bene, qualcuna di esse ti assomigliava in maniera impressionante … probabilmente era tuo parente!” lo incalzò Havoc.

La provocazione ottenne il risultato sperato.

Il Nùmenòreano era privo di ogni equipaggiamento protettivo e, inoltre, era disarmato. Cominciò ad indietreggiare verso il corpo della guardia uccisa, mentre il suo avversario iniziava ad avvicinarsi deciso ad affrontarlo:

Ti farò fare la stessa fine di quell’idiota” disse il bestione indicando il corpo steso a terra.

Elmore! Valandur! … Dove vi siete cacciati!” gridò Havoc utilizzando istintivamente la sua lingua natale: l’Adunaico.

Il suo avversario gli ringhiò contro qualcosa di incomprensibile.

Valandur … Maraudja … sarebbe il caso di venire qui a darmi una mano!” gridò il Nùmenòreano chinandosi a raccogliere lo spadone della guardia del corpo di Morwen.

Il bestione, a quel punto, si avventò contro il suo avversario.

Havoc schivò agilmente l’attacco e tentò, a sua volta, un affondo: sferrò un potente calcio all’altezza del ginocchio del suo avversario e immediatamente dopo colpì con il taglio della spada. Entrambi i colpi, però, non sortirono alcun effetto: il bestione, infatti, riuscì a spostare in tempo la gamba e quindi il calcio venne assorbito dai suoi schinieri. Inoltre, con una rapidità impressionante, incrociò le sue spade in modo da neutralizzare l’attacco proveniente dall’arma del suo avversario.

Sei morto, umano!

Maraudja … maledetto ubriacone … Elmore … dove diavolo siete finiti tutti quanti?” gridò a pieni polmoni il Nùmenòreano mentre si apprestava a parare i colpi del suo avversario.

Quest’ultimo, però, agì con una furia ed una velocità impressionanti: Havoc riuscì a neutralizzare parzialmente il primo attacco, che gli causò solo un live taglio al braccio; la seconda spada, però, lo colpì in pieno aprendogli una profonda ferita all’addome.

Lo spadone gli scivolò di mano e il Nùmenòreano cadde all’indietro.

Era gravemente ferito, disarmato e debole … non gli rimaneva altro che prepararsi a morire.

Te l’avevo detto che saresti morto” gli ringhiò con soddisfazione il suo avversario avvicinandogli una delle spade alla gola.

Questo è tutto quello che sai fare?” rispose a denti stretti Havoc, ostentando una poco credibile ironia “mi aspettavo qualcosa di più da te” sussurrò con un filo di voce premendo le mani sulla profonda ferita addominale.

Il bestione avvicinò sempre di più la sua lama al corpo dell’avversario ed emise un profondo e terrificante verso ... ma non era un grido di trionfo, piuttosto era un urlo di dolore, di morte! Le spade gli caddero di mano e si accasciò, piano ma inesorabilmente, verso il pavimento.

Havoc venne schiacciato dall’enorme mole del suo nemico e, prima di svenire, riuscì a scorgere l’esile e tremante figura di Morwen che impugnava una spada insanguinata fino all’elsa.

 

Continua ...

 

 

 

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