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...:: INCONTRI ::...

PARTE VI

 

LA SECONDA AVVENTURA DE "LA COMPAGNIA DELLE CINQUE LUNE"

 

Mumak, Kedàr, Gruff, Calid, Laeren-Are, Tiralgar e Scar (un nuovo "compagno") si riuniscono nuovamente per portare a termine una nuova misteriosa avventura. Questa volta è Angel "Valandur" Galli il Maestro di Cerimonia (ovvero il Master).

...:: LA FINE ... O L'INIZIO? ::...

di Angel "Valandur" Galli

 

Il viaggio di ritorno dall’Harad era stato lungo e triste. A nessuno andava molto di condividere con gli altri quello che aveva vissuto in quella strana avventura e tutti si limitavano a rimanere in silenzio ad ascoltare il rumore del mare, del vento che gonfiava le vele e del sartiame che si tendeva.

Laeren Are era rimasto quasi tutto il tempo sul ponte della grande nave che solcava i flutti maestosa e solenne: da quando il suo amico era caduto aveva improvvisamente sentito l’amaro respiro della Morte, lo strano destino che attende gli Uomini e che li separa per sempre da Arda, ed ora sentiva sempre più forte il richiamo del mare.

Ormai aveva deciso, si sarebbe congedato dai Cacciatori e dopo aver salutato i pochi amici che erano riusciti a vincere la diffidenza per la sua razza, sarebbe partito per l’ultimo viaggio verso l’Ovest. Improvvisamente sentiva su di sé il peso degli anni, ma prima di salpare di nuovo voleva tornare almeno una volta alle vaste foreste del Nord che lo avevano visto nascere e che lui amava tanto: un’ultima occasione per fissare il loro ricordo per sempre nel suo cuore prima di salutarle definitivamente.

Anche Gruff, seduto poco oltre l’Elfo, aveva pensieri simili e ripensava alle parole che gli ripeteva spesso il nonno: “Ricordati sempre da dove sei venuto!”. Si era accordato con l’amico per accompagnarlo nel suo viaggio, in modo da ridurre i rischi di un così lungo tragitto e poterlo fare in compagnia di una persona fidata. Laeren Are sembrava conoscere alla perfezione l’intera area di Bosco Atro e sarebbe stata un’utile e competente guida.

Il suo sguardo si posò su Kedar, che sul castello di prua stava confabulando con il Nostromo. Il Rohirric sorrise tra sé: “Sicuramente” pensò, “sta proponendo uno dei suoi “affari vantaggiosi” al quel povero disgraziato”. L’espressione dei due Uomini non lasciava dubbi: quel piccolo furfante del Sud era ancora una volta riuscito nel suo scopo ed aveva assunto quell’espressione leggermente attonita e corrucciata che assumeva sempre alla fine delle sue contrattazioni.

Il Nostromo era invece visibilmente soddisfatto, ma Gruff pensò che da lì a breve si sarebbe certamente pentito di aver prestato orecchio alle proposte di quel manigoldo…

Kedar era perfino riuscito misteriosamente a convincere Mumak a salire su quella nave, che oltretutto procedeva nella direzione opposta a quella che voleva seguire il gigante nero, il quale ora probabilmente stava russando sonoramente nel suo giaciglio sottocoperta.

Alle loro spalle giunsero Tiralgar e Calid, provenienti dall’alloggio del capitano: il giovane studioso del Sud sembrava anch’esso perso in chissà quali pensieri e si limitò a salutarli con un breve cenno, appoggiandosi sulla balaustra. Aveva sentito da Tiralgar che forse il comandante aveva informazioni sulle attività del padre: evidentemente non erano così aggiornate come sperava. 

A differenza dei compagni, il dùnadan non aveva perso del tutto il suo buonumore: era riuscito a convincere il capitano della nave, una sua vecchia conoscenza che gli doveva diversi favori, a trasportarli da Umbar senza sborsare un soldo ed ora erano quasi arrivati a destinazione:

“Ecco finalmente il porto di Pelargir. Mi sembra già di sentire l’aria di casa e non vedo l’ora di riabbracciare il vecchio Beregond!”.

La sua voce potente riscosse i due amici dai loro pensieri; effettivamente la costa era davvero vicina ed i marinai stavano già manovrando per l’avvicinamento ai moli; potevano già sentire in lontananza il vociare dei portuali, dei mercanti e dei semplici curiosi che si affollavano sulla banchina tenuti a bada dalle guardie…

...:: INTRO ::...

di Angel "Valandur" Galli

 

Una volta scesi a terra, i sei amici si salutarono; le loro strade si dividevano ancora una volta ed ora ognuno di loro avrebbe seguito la propria da solo.

Erano ancora tutti sul molo, imbarazzati e restii a sciogliere definitivamente la Compagnia, quando Kedar prese l’iniziativa per primo:

“Miei cari amici, purtroppo devo salutarvi: affari importanti mi aspettano e non vorrei che i miei clienti mi scappassero da sotto il naso proprio adesso che sto per mettere a segno un colpo che mi sistemerà per un bel bezzo, sì”

“Immagino che tipo di colpo metterai a segno, piccolo imbroglione” l’interruppe Tiralgar, “ma stai attento: Pelargir è un posto che può rapidamente diventare molto pericoloso e non credo che potrai contare su molti appoggi. Si mormora che tutti i traffici poco puliti passino per le mani di un personaggio che si fa chiamare ‘Il Ragno’. Sembra che sia un individuo molto potente e senza scrupoli, che non tollera intromissioni di alcun genere, anche da parte di ‘operatori indipendenti’, per così dire. Se avrai bisogno di aiuto rivolgiti pure a me, mi troverai da Beregond. Ma ricorda: contro ‘Il Ragno’ c’è ben poco che io possa fare”.

“Non c’è problema” rispose il piccolo Uomo del Sud “so badare a me stesso, e poi i miei affari sono assolutamente puliti. Tutto perfettamente legale, sì. Non avrò nulla da temere, anche perché mi accompagnerà il possente Mùmak. Sapete, devo riportarlo giù al Sud e quindi, una volta concluso il mio affare, potremo tranquillamente partire. Vi saluto di nuovo, miei cari amici; speriamo di ritrovarci presto da qualche parte, sì. Magari più vecchi, ma più ricchi!”

 

E così Kedar si allontanò trotterellando, fino a che non si accorse che il gigante nero ancora non lo seguiva: “Avanti mio caro Mùmak” urlò ” dobbiamo andare, sì. Saluta i nostri amici e vieni con me, che abbiamo ancora molta strada da fare.”

“ Sei proprio sicuro di volerlo seguire” gli chiese Gruff “tu sai che ti trascinerà comunque in un mare di guai”.

“Non posso lasciarlo” rispose Mùmak con il suo strano accento, “solo lui sa la strada per casa mia, e per portare me fino laggiù deve rimanere vivo. Farò in modo che non gli succeda nulla. Comunque “ aggiunse sottovoce “anche se ha detto di non rivelarvelo, ci troverete alla locanda del ‘Diadema di Rame’. Così se ci sono problemi anche voi sapete dove trovarci. Addio!”

 

Appena il gigante sparì dalla vista, anche Laeren Are salutò i suoi amici: “E’ giunto il momento che anch’io vada. Prima di congedarmi dai Cacciatori devo raggiungere la Guarnigione per salutare i miei compagni e concludere alcuni compiti che avevo lasciato in sospeso.” Dopo aver abbracciato Calid e Tiralgar, si rivolse al suo amico Rohirric:”Ti aspetto fra una settimana alla Guarnigione, poi partiremo insieme per il Nord. Che la Luce guidi sempre i vostri passi, amici! Addio”

Anche Gruff salutò scherzando il Dùnadan e l’Haradan: “E’ tempo di salutarci. Vado a scolarmi una birra da Murray e poi raggiungo Nas e Muggs. Spero non avrete mai più bisogno dei miei servigi, soprattutto te mio caro Calid che mi sembri un po’ gracile. A presto amici!”

“Aspetta, vengo anch’io” rispose Calid ”rimarrò a Pelargir per qualche giorno e la locanda di Murray mi par buona; non vorrai scolarti la tua birra tutto da solo!”.

 

E così anche il giovane Uomo del Sud era andato via. Tiralgar rimase qualche istante ad osservare le attività del porto che rallentavano con l’allungarsi delle ombre della sera. La mente del dùnadan era però assai lontana: oltre il vasto mare riandava ad una terra lontana, arida ed inospitale, e ad un’antichissima città nel cuore del deserto governata da una giovane e bellissima regina. Ripensò con malinconia all’amico che era rimasto laggiù, raccolse il suo zaino e finalmente diresse i suoi passi ancora una volta verso casa…

...:: Il Grande Freddo ::...

di Max aka Endik

 

CALID

Lì, accoccolato su quel ramo, potevo sentire la gelida morsa del vento che soffiava fra quelle fronde maledette. Sulla destra, più o meno alla mia stessa altezza c’era Scar; quell’uomo, accolto con diffidenza da tutto il gruppo, si era invece dimostrato un buon compagno ed un ottimo alleato, se ne stava lì, impassibile, cercando di sbirciare nell’oscurità. Più oltre c’era quello strano elfo, silenzioso come la morte anche lui accovacciato su di un ramo, aspettava con l’arco teso che qualcosa gli giungesse a tiro. Maledizione, sembravano così calmi, possibile che fossi l’unico ad avere paura?

 

Dabbasso le bestie stavano ancora combattendo con il gigante Mumak, gli altri erano spariti. Ancora maledizione. Un incanto, pronunciato a denti stretti, fece scaturire un dardo di luce, una bestia vacillò, ma non cadde. Possibile che questi mostri fossero così resistenti?

 

Dove diavolo erano finiti tutti? Perché quell’elfo non si decideva a tempestare di frecce quei bruti?

Maledizione…

 

Ancora un dardo, ma niente, non riuscivo ad abbatterne nemmeno uno. Due suoni strozzati in rapida successione, sancirono la fine di due balestrieri. Finalmente qualcuno si era dato da fare, ma troppo tardi. Il prode Mumak era stato raggiunto da un dardo ed era stato abbattuto. Adesso non c’era più mischia. I bruti si erano avvicinati ai nostri alberi. Eravamo bloccati.

 

Bisognava fare qualcosa, e in fretta.

 

Cosa avrebbe fatto mio padre? Lui avrebbe saputo come gestire questa situazione, lui sapeva sempre cosa fare, ma lui non era qui! Maledizione!

 

Probabilmente era l’unica cosa da fare. È vero era rischioso, ma se non avessi agito saremmo tutti morti prima o poi. La decisione era presa!

Mi immersi nella magia del gelo (da queste parti era così facile), i flussi cominciarono a vorticarmi intorno, con gran fatica iniziai a raccoglierli tra le mie mani, era un potere tremendo, nemmeno il fuoco mi dava questa sensazione. Una sfera di ghiaccio cominciò a levitare tra le mie mani, acquistando corpo ed intensità. Dovevo aspettare ancora, ma non dovevo esitare, sapevo che la vampata gelida avrebbe investito anche me, ma non dovevo cedere.

All’improvviso la lasciai andare. Un attimo durò un eternità, con la forza del pensiero diressi la sfera in mezzo a due mostri che stavano fissando con avidità Scar. Poi il boato. I due bruti furono scaraventati in aria come foglie secche ed un onda di gelo ci investì tutti…

 

Freddo, tanto freddo e la sensazione inebriante che dà il volo…

...:: che Fare? ::...

di Geko

 

GRUFF

Il segnale, finalmente, arrivò.

Kèdar stava muovendo velocemente la torcia (ma questo, i due amici, potevano solo supporlo). In realtà ciò che videro fu soltanto un veloce e lontano movimento di luce ripetuto più volte.

Il gigante nero si mosse piano, un solo lento passo, poi si fermò.

Gruff alzò lo sguardo, un attimo di silenzio, poi lo salutò:

"Ciao Mumak, fai attenzione"

"Ciao Gruff … guarisci Calid" gli rispose il compagno usando, in modo stentato, la lingua comune.

"Ho fatto e farò del mio meglio … non temere"

Il poderoso guerriero, nel giro di pochi secondi, sparì tra le tenebre, attraversando noncurante il campo di battaglia disseminato di cadaveri (umani e non).

Era rimasto solo … o quasi.

Falstaff, il suo cavallo, era lì vicino. Sembrava molto più tranquillo rispetto ad un’ora prima quando, in preda al terrore, lo aveva disarcionato sparendo al galoppo nel bosco.

C’era anche Calid, lo stregone del sud. Era avvolto in pesanti coperte ed ora riposava vicino al fuoco da campo. Gruff aveva fatto il possibile per aiutarlo. Era riuscito, per il momento, ad evitare che il suo braccio andasse definitivamente perduto a causa dell’assideramento. Gli aveva dato, inoltre, un paio di boccali di un infuso amaro ma estremamente rinvigorente.

Dopodiché si era occupato degli altri amici che con lui condividevano quell’assurda avventura: Scar, Mumak e Kedar, infatti, durante il combattimento avevano riportato alcune brutte ferite. Tiralgar e Laren-Are, invece, erano fortunatamente illesi.

Infine, esausto, si era seduto in terra poggiando la schiena al tronco di un albero ed aveva mandato giù gli ultimi sorsi della tisana che aveva preparato. Anche lui era stato ferito e per questo si sentiva debole. Inoltre gli sforzi fisici e mentali necessari per curare i suoi compagni lo avevano definitivamente sfinito.

Se fosse stato un po’ più lucido si sarebbe reso conto del pericolo che stavano correndo rimanendo accampati in quel luogo.

Erano soli, vulnerabili e deboli: lui, il suo cavallo e lo Stregone addormentato vicino al fuoco.

C’era, purtroppo,  un altro pensiero che non gli dava pace: un paio d’ore prima aveva ucciso un uomo!

Aveva ucciso un uomo.

Era la prima volta e si sentiva male per questo. Aveva impiegato tutta la sua vita ad aiutare le persone a guarire; utilizzava le sue conoscenze ed i suoi poteri per salvare delle vite e non per uccidere.

"Era inevitabile, Gruff, non potevi fare altrimenti" una voce dentro di se continuava a ripetere queste parole … quasi per dare una giustificazione all’accaduto. In effetti, aveva agito per difendere i suoi compagni: si era portato, completamente avvolto dall’oscurità, alle spalle di un uomo armato di balestra e prima che questo scagliasse il dardo contro uno dei suoi amici gli aveva tagliato la gola con colpo preciso e netto.

Calid, per un attimo, si agitò nel sonno … poi tornò nuovamente tranquillo.

Che fare adesso?

Aspettare il ritorno dei suoi compagni oppure cercare una via d’uscita dal bosco?

Avrebbe potuto assicurare lo stregone in sella a Falstaff, prendere uno degli altri tre cavalli rimasti e dirigersi verso ovest. Prima o poi quella dannata distesa di alberi sarebbe finita lasciando spazio ad un terreno meno insidioso; a quel punto i due amici sarebbero stati un po’ più al sicuro.

C’era un’altra possibilità: dare fondo alle sue ultime risorse e mettersi alla ricerca di qualcosa che permettesse a lui e Calid di recuperare un ulteriore dose delle loro perdute forze e quindi entrare in quella miniera dove, pochi istanti prima, il resto dei loro compagni si era avventurato.

Che fare adesso?

Si alzò ed accarezzò il muso del suo cavallo:

"Io e te abbiamo un conto i sospeso, sai?"

Falstaff sbuffò piano, strofinando il muso contro la mano del guaritore.

"Come ti è saltato in mente di scaraventarmi a terra e fuggire in quel modo?"

Un altro piccolo sbuffo.

"Ne riparleremo dopo, intanto tieni d’occhio Calid! Io faccio due passi nel bosco, qui vicino. Non mi allontanerò molto … voglio vedere se riesco a trovare qualcosa di utile che possa aiutarci a recuperare un po’ di energie"

Diede un colpetto sul collo dell’animale, che rispose con un breve e lievissimo nitrito, e scomparve nel buio di Bosco Atro.

...:: MA GUARDA UN PO' ...  ::...

di Fabio "Napo" Gallese aka Taurnil

 

TIRALGAR

ma guarda un po' dove dovevo capitare.
Sono con alcuni compagni in una miniera da poco riaperta:
un brutto posto, sarebbe da esplorare con calma, ma abbiamo una fretta indiavolata. Non avevo mai visto mostri simili. ora capisco il terrore del povero sopravvissuto.
Ci hanno attaccato di notte, quando sembrava che le cose si stessero mettendo per il verso giusto: se penso ai mesi persi, al tempo passato a raccogliere brandelli di informazioni incongruenti, che non portavano a nulla, mi viene voglia di ....basta!
Ora siamo qui e nessuno mi impedirà di salvare questi poveretti ridotti in schiavitù!
e dopo, il nostro caro amico a Dale dovrà correre molto in fretta: quasi quasi lo lascio nelle mani di Mumak!
non mi preoccupo per il locandiere di scudo e spade. se fosse stato più audace nell'aiutarci, e soprattutto se quelli che sapevano qualcosina fossero stati meno restii a parlare, avremo fatto molto meno rumore, ci avremmo messo meno tempo a trovare il bandolo della matassa, e quindi anche loro avrebbero corso meno rischi.
Spesso le persone prive di onore e di orgoglio non comprendono neanche i loro stessi interessi: vivono preda di bande che potrebbero essere debellate con molta facilità:
non pretendo che tutti siano eroi, ma ....
quando comprendi che domani, per un loro capriccio, potrebbe toccare a te,non dovrebbe venire il salutare bisogno di piantargli un coltello nella schiena e buttare in cadavere nel fiume?
Sono stato troppo tempo insieme a Kedar?
Eppure, ha ragione: se si comportano come mostri, se sono in combutta con mostri, sono mostri, e come tali vanno trattati, senza remore.
Sotto questa miniera, sono entrati come pazzi: anche quello Scar, che sembrava tenerci alla pelle!
Avevo voglia di dargli qualche moneta e mandarlo via:
fa piani assurdi e prende decisioni avventate.
ovviamente, nel suo mestiere, la paranoia è una virtù vitale.
in realtà, mi ha spaventato di più Calid:
ero lì, ero riuscito a sgusciare alle spalle dei balestrieri, avevo appena attaccato uno degli schiavisti (ovviamente mi preoccupavo delle balestre, che potevano raggiungere i nostri amici sugli alberi: c'erano anche i mostri, ma io attacco quello che posso ammazzare, mi sono detto ) .
Dico, ne avevo fatto fuori uno e stavo per tirare ad un altro quando .....
Quando ...
che botta!
doveva essere veramente disperato!
Un lampo blu, divenuto in pochi attimi una sfera, dalla base di un albero a tutta la radura, gelida.
sono stramazzati in tanti, e lui stesso è caduto dall'albero, con un braccio gelato, una strage. meno male che loro hanno subito più di noi.
Sono rimasto lì senza poter fare niente, mentre avanti a me succedeva sto finimondo.
Spero solo che quei talpoidi non tornino, che, morto quello che ne teneva il controllo, siano tornati nell'incubo da cui sono venuti: ora voglio solo schiavisti, cui far pagare il fio delle loro colpe, e li voglio vivi, non tutti, ma abbastanza per far passare un mare di guai al loro capo e a quegli stronzi di nani

 

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